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Alpine A390 ‘Array’ art car by Trevor Jackson 1/5
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Alpine A390 Array trasforma un'elettrica da 346 kW in un'opera d'arte per Goodwood

Autore auto.pub | Pubblicato il: 24.09.2026

Alpine ha svelato al Goodwood Revival la Array, una versione speciale dell'elettrica A390. È stata progettata dal designer e musicista britannico Trevor Jackson in collaborazione con il team guidato da Antony Villain, responsabile del design Alpine. Le specifiche meccaniche sono rimaste quelle dell'auto di serie: la A390 a tre motori eroga fino a 346 kW e 824 Nm e accelera da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi.

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La Array non anticipa un nuovo allestimento né un'edizione limitata. È un esemplare unico concepito come art car, con l'obiettivo di collegare la nuova era elettrica di Alpine alla storia del marchio nelle competizioni.

La grafica digitale nasconde i colori sotto il nero

Jackson ha ricoperto la carrozzeria della A390 con linee, strisce e forme geometriche nere di diverso spessore. Da lontano l'auto appare quasi monocromatica, ma osservandola più da vicino, tra i motivi emergono colori e dettagli ispirati alla grafica digitale.

Dal punto di vista tecnico, la Array resta una A390 di serie. Nella configurazione più potente, il gruppo propulsore elettrico eroga 346 kW e 824 Nm. Due motori elettrici separati agiscono sull'asse posteriore, consentendo al sistema Active Torque Vectoring di Alpine di controllare in modo indipendente la trazione su ciascuna ruota posteriore.

Questa soluzione rappresenta l'aspetto tecnicamente più interessante della A390. Alpine punta a conservare su un'auto elettrica più grande e pesante l'agilità di guida che contraddistingue la A110, anziché affidarsi soltanto a una potenza elevata e a rapide accelerazioni in rettilineo.

La Array resterà un progetto artistico, ma la A390 che si cela sotto la livrea è molto più importante per il futuro di Alpine. I suoi 346 kW e 824 Nm, insieme allo scatto da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi, dimostrano che il marchio francese non intende preservare la propria identità sportiva nell'era elettrica affidandosi soltanto alla vernice blu e agli stemmi storici.


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